Il suono come fonte di sinestesie

Wassily Kandinsky, Impressione III (Concerto), 1911
Fra tutte le sensazioni, il suono è quella con la maggiore forza sinestesica [Dina Riccò]: oltre all’orecchio coinvolge il tatto e il corpo, con le vibrazioni, e fornisce indizi che l’immaginazione traduce in altri spazi. La dinamica, l’essere piano o forte, suggerisce la distanza, mentre timbri, altezze e durate rimandano a spazi visivi, tattili o legati alla percezione del proprio corpo.
Per questo, nelle traduzioni da un senso all’altro, la fonte è quasi sempre il suono: l’evento che si svolge nel tempo diventa un dato spaziale, e molto più raramente accade il contrario. Kandinsky dipinse Impressione III dopo un concerto di Arnold Schönberg a Monaco.