Associazioni ricorrenti fra suono e segno

Emergono confrontando le partiture grafiche della musica contemporanea, in cui i compositori hanno inventato segni nuovi per i suoni: un suono acuto tende a stare in alto e uno grave in basso, e un suono forte corrisponde a un segno grande e uno debole a un segno piccolo. I suoni acuti si associano a segni piccoli e spigolosi, quelli gravi a segni grandi e arrotondati.

Le stesse corrispondenze sono state confermate dagli esperimenti degli psicologi della percezione, a partire da quelli di Lawrence Marks negli anni Settanta: accanto alle associazioni soggettive, diverse per ognuno, esistono quindi associazioni intersoggettive, condivise da quasi tutti [Dina Riccò].

Dina Riccò esclude la durata dalle associazioni ricorrenti, perché nelle partiture grafiche le soluzioni per rappresentarla sono molto più varie. Lo schema mostra quella della notazione proporzionale, in cui la lunghezza orizzontale del segno corrisponde alla durata del suono.